Seleziona una pagina

Fra gli aspetti più affascinanti della musica il delay ha un ruolo di primo piano e riuscire a dare colore a tutti i suoni che si generano è un lavoro a tutti gli effetti, non a caso esistono gli ingegneri del suono. I primi dispositivi erano di tipo magnetico, un po vincolati nella loro espressione, ma già si era intuito il grande vantaggio che poteva dare questo effetto nella musica. Molti lo confondono con l’echo, in realtà sebbene ci sia una certa similitudine i due effetti portano a risultati diversi. Quanto interessa a noi non è comunque parlare dei Pink Floyd o dei If these tree could talk, ma illustrare come nella dinamica del brano andare a tempo sia fondamentale. Con l’arrivo degli anni 80 il delay assume una conformazione live, grazie a un circuito interno che poteva meglio controllare i ritardi e gli echi dei vari strumentisti. Viene dunque munito di un tab che permettesse di inserire la metrica del brano in esecuzione. Cosi facendo la musica anche assumeva tutto un altro aspetto. l’unico problema che emergeva è che per suonare e ricreare determinati ambienti, bisognava oltre che sapere suonare andare a tempo, ma tutti i componenti del gruppo non solo chi stesse usando il delay. Ovvio nelle partiture più semplici ci si può anche permettere il lusso di suonare appresso ai vari ritardi che genera questo tipo di effetto. Esistono processori che rievocano fino a 5 ritardi, solitamente nei concerti se ne usano massimo 2, uno per il richiamo della frase e il secondo per snellire la coda e non lasciare dei vuoti nel suono. Nel caso in cui sul palco si presenta un gruppo come i Dream Theater qui non è più Petrucci che da la metrica al delay ma è già tutto impostato a priori da un  equipe di ingegneri che ne studia tutti gli aspetti in tutti gli ambienti dove hanno luogo i concerti. L’interpretazione dello spazio/tempo tramite un mezzo potente come la musica spesso si concepisce in prima istanza attraverso le nostre percezioni fisiche e non quelle mentali. Immaginiamo di stare in uno stato di allucinazione sotto acidi, il mondo si dilata e i suoni arrivano alla mente con un evidente ritardo. Sorge allora il bisogno da parte dell’uomo di riuscire a riprodurre certi stai d’animo e diciamo che per provare certe ambientazioni i Pink Floyd hanno fatto scuola. Rimane però un’altra bella fetta di popolazione che non si cala di acidi e avverte comunque il bisogno di esprimere altre esperienze mentali. Molti gruppi hanno utilizzato questo effetto per rievocare gli ambienti, predominante per esempio è il delay nel mondo della musica pop/dark primi su tutti i Cure, basti pensare a The forest. Ecco che allora l’ingegneria del suono si prodiga magari per raffigurare concetti come la navigazione nello spazio in film come Interstellar.

Capiamo allora che da Devid Gilmor a Jhon Pretucci sono passati oltre a una bella dose di chimici/farmaceutici altrettanti nerd/informatici.

 

Delay

Pin It on Pinterest

Share This