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L’effettiva combinazione fra la musica e l’estetica della musica porta spesso ad associazioni stilistiche che combaciano nel mondo della musica classica e di , ma quando la tecnologia si fa più presente e gli strumenti utilizzati iniziano a diventare anche strumenti secolari come buzuky o mandolino, lo spessore delle armonizzazioni decisamente cambia. Lo strumento in questione che secondo un mio modesto parere è effettivamente uno strumento che noi Rockazzi potremmo benissimo titolare come strumento Rock è lo Shamisen. Letteralmente vuol dire “tre corde“, arriva a Osaka al porto di Sakai fra il XV e XVI sec. e nonostante la sua particolare fama, poiché utilizzato sempre per l’accompagnamento dei balli popolari e nel teatro, finisce per diventare lo strumento principe di tutta la musica tradizionale nipponica. Recentemente la Wagakki Band ha riesumato la musica tradizionale nipponica raggiungendo il grande pubblico e dandogli un impronta massivamente Rock, combinando appunto la musica tradizionale con la più moderna tecnologia audio. Uno strumento di spicco in questa band è ovviamente lo Shamisen, ma quanto di più interessante emerge da questo progetto è la versatilità di tale strumento nel proiettarsi in un universo Rock anche abbastanza spigoloso ma suonato benissimo. L’aspetto più affascinante di questo progetto è che la band oltre ad aver affrontato una tourné mondiale, ha anche all’attivo già tre album, suonati magistralmente e fortunatamente non è la sola band che è riuscita ad integrare questo strumento nella musica contemporanea. Fra questi annoveriamo anche i God Of Shamisen meno commerciali e molto più diretti rispetto ai primi e i BabyMetal, decisamente commerciali e lontani anni luce da quel concetto che Iggy Pop definiva Rock. Obbiettivamente lo strumento non permette elevate virtuosità tecniche sia causa della sua struttura ma anche per via del plettro che ha una dimensione molto grande apparentemente simile ad una spatola, quindi la plettrata alternata soprattutto quella sostenuta da avanbraccio e non da polso è pressoché impossibile limitandolo tantissimo. La parte più affascinante di questa scheda è vedere come anche il più antico degli strumenti se preso nel giusto modo può rinascere e incastonarsi in melodie e ritmi che magari anche solo cento anni fa erano impensabili. Di base però non si deve pensare che (sebbene la scala temperata in oriente non sia identica alla nostra pur permettendoci di coglierne melodie) la capacità espressiva e Rock di un tale strumento emerga solo con un batteria a doppia cassa. L’errore spesso consiste nell’associare la velocità del bpm o la pesatezza dei suoni elettronici a contesti Rock tipicamente figli dell’ultimo fine millennio. La realtà invece vuole essere ben altra, e sta proprio nella maestria dello strumentista che sa usare la propria tecnica e riuscire ad esprimersi in una veste che di sicuro nel periodo Edo poteva anche essere considerata blasfemia. Questo dunque è uno degli aspetti più belli della musica, la versatilità di un suono, di una timbrica che non conosce i confini del tempo. Forse un giorno tratteremo anche la musica napoletana e la combinazione del mandolino con la musica Rock …  forse.

 

Shamisen Rockazzi

 

 

 

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