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Oggi affermarsi nel mercato musicale è un impresa più che ardua, quasi impossibile, specialmente per una  band o un artista che sta totalmente fuori dai canoni commerciali. Il paradosso avviene invece quando per puro caso uno di questi artisti è fondatore di un nuovo genere musicale ma a seguito di un onda di successo discografico inaspettato si dissocia e si discosta da i riflettori poiché si ritiene un artista di leva superiore. Il 4 aprile del 1978 quando andava in onda la prima puntata di Goldrake cantata da Alberto Tadini, nasceva un fenomeno commerciale che esplose senza preavviso e sul quale poi si verrà a formare un vero e proprio impero discografico. Ora sicuramente i Rockazzi, musicalmente parlando, non daranno mai vita a un movimento commerciale ma il nostro Alberto che ci ha fatto mangiare per quasi 40 anni libri di matematica e insalate di cibernetica, non penso che abbia voluto cantare quella canzone dettata da una levatura spiritualmente artistica, anzi penso l’abbia fatto proprio perché era una giovane che si apprestava ad uscire fuori dalla scuderia di Battisti e che per l’appunto poteva cimentarsi in nuove esperienze commerciali. Il lato comico di questa vicenda è che il Tadini non solo canta un brano che ha fatto molta più storia di molte canzoni di Claudio Baglioni, ma ha anche cantato la celeberrima Capitan Harlok, un brano che tematicamente parlando ha un spirito Rock di totale rispetto. L’artista iniziò poi a essere chiamato esclusivamente per cantare canzoni dei cartoni animati, ma lui infastidito da questa associazione a un genere che forse disprezzava abbandonò del tutto la scena musicale. Ora senza ombra di dubbio, fortunatamente, Alberto Taldini di Rockazzo non ha manco il respiro ma ci si pone difronte a un bivio, esser coerenti e mirare sempre al proprio obiettivo, o seguire un filone commerciale. Lui non ha fatto ne l’uno ne l’altro, veramente scandaloso. L’unica attenuante che potremmo dare a un fenomeno musicale di tale portata, potrebbe essere la pressione sociale, che sicuramente 40 anni fa aveva una incisività diversa da quella di oggi. Il sentirsi etichettato per un genere in cui lui non si riconosceva probabilmente lo ha portato ad allontanarsi dalla scena del mercato cedendo il posto inconsapevolmente a Cristina D’Avena che oggi giorno annovera nella sua carriera più di 600 pubblicazioni e 7 milioni di copie vendute …. io ci rifletterei un attimo!! Ma la storia non si fa con i se e con i ma, un altro caso storico di dissociazione artistica è stato quello di Pupo con la pubblicazione di “Gelato al cioccolato”, che dopo aver scoperto di cosa parlasse la canzone è caduto dalle nuvole. Caso strano però entrambi tutt’oggi sul palco a cantano i loro classici, e non penso che lo facciano per nostalgia del passato, come maiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!  Oggi la realtà discografica è totalmente diversa, vendersi e svendersi è diventato un hobby o un passatempo di basso raziocinio, non staremo perciò a incriminare Tadini se ha abbandonato la sua carriera o il suo sogno di diventare un cantante affermato, noi rispettiamo comunque la sua scelta, c’è ad ogni modo da puntare il dito sullo spessore e determinazione di ognuno di noi. La volontà di un’artista quanto può tener testa a un movimento culturale per poterlo contrastare, certo una realtà dura da fronteggiare, sicuramente aveva ragione Totò: “siamo uomini o caporali”?

… io penso sia meglio essere uomini.

 

altro che insalate di cibernetica..

.. altro che insalate di cibernetica..

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