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Anche se nel nostro piccolo vogliamo a modo nostro salutare un grande fratello del Rock Fernando Regaldo, che ci lascia in maniera prematura e che allo stesso tempo ci ha dato così tanto, che ci potrà bastare per altri mille anni. Fernando lo abbiamo conosciuto nel backstage della Locanda Blues e incontrato successivamente innumerevoli volte suonando nei vari locali di Roma.  E’ sempre stato un vero piacere trascorrere le ore con lui fra una birra e una canzone in sottofondo e confermare quell’antico concetto del fuoco sacro che molti artisti oggi giorno millantano ma che in realtà non sanno minimamente cosa  voglia dire. Per me è sempre stato uno spettacolo vederlo esibirsi sul palco, un connubio di grinta, emozione e felicità, esatto felicità perché per gente come noi l’ossigeno è puro solo quando saliamo sul palco e bruciamo tutto quello che abbiamo dentro, fino a fare rimanere solo le bianche ceneri. Per me Fernando non è solo il chitarrista degli S.O.S. ma è e rimane il chitarrista che sul palco ti faceva vedere veramente cosa fosse il Rock, ma il Rock vero non quello costruito per farsi vedere o per attirare attenzione. Sentirlo mentre stirava la corda del Si e contemporaneamente alzare la mano destra al cielo per congiungersi fra le luci del palco e le frequenze del basso non aveva prezzo. Sudore, passione, verità e soprattutto onestà, l’onestà di riconoscere le sue capacità e limiti tecnici sulla chitarra, la sua umiltà di riconoscersi come un piccolo puntino nell’universo del Rock ma che incantava a sua volta ogni persona che lo vedeva suonare. Regaldo lascia nel panorama romano un grande vuoto che a parere dei Rockazzi non verrà più colmato. Essere un chitarrista o comunque una figura appartenente alla scena del panorama musicale è un titolo che spetta a tutti anche al più scarso di tutte le discipline musicali, ma credetemi Regaldo ci ha lasciato un grande insegnamento, si te steso fuori e dentro al palco, nessuno mai ti potrà smontare se riesci a mantenere quella fierezza che solo la musica ti può dare. Paradossalmente la vita mi ha portato ad essere anche un suo collega di lavoro all’interno delle istituzioni ministeriali, ricordo che con grade stupore quando lo incontrai fra i corridoi della Farnesina, non mi capacitavo del fatto che potessimo essere colleghi in una struttura che di Rock non avesse veramente niente, ma lui con grade serenità mi fece capire che non sono certo delle pareti a circoscriverci nella dimensione del tempo. E difatti oggi come in quei lontani giorni continuiamo a condividere lo stesso spazio, lo stesso cielo e la stessa musica poiché, per ognuno di noi esattamente come te, la nostra vita non finisce sotto tre metri di terra, ma si prodiga nel tempo come la musica nella sua metrica eternità, fieri di aver fatto la tua stessa scelta musicale, e come te continueremo a portare alta la bandiera nella quale tu hai sempre creduto, la bandiera del Rock.

… ci si vede on stage… Stay Rock.. ovunque tu sia.

 

 

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