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Da circa 100 anni con l’avvento degli strumenti elettrici l’argomento diventa interessante, entra in campo il suono digitale, dove una tastiera riesce a racchiudere un’infinità di strumenti, dando oggi giorno una resa musicale che spesso supera la media degli strumenti standard. Non staremo qui a parlare del suono digitale che già abbiamo affrontato in questo blog, ma cercheremo di capire l’importanza della scoperta della luce nel panorama Rock. Riprendendo per un attimo l’estetica della musica, è facile immaginare come uno strumento come la chitarra elettrica sia molto più versatile all’immaginario collettivo se questo  permette di generare un suono corposo e al tempo stesso riesca a far scalmanare il musicista. Questo punto è molto importante per inquadrare un movimento culturale che nasce dai capi di piantagione di cipolle nelle zone di Chicago e che poi dopo essere stato chiamato Blues diventerà Rock. Se ci soffermiamo per un attimo sulla complessità dell’universo musicale con tutte le sue sfaccettature, rischieremmo di diventare pazzi per quanto sia complessa. Come mai allora i grandi maestri del passato,  i più grandi compositori del 400 o del 700 non sono mai riusciti a fare musica rock? Eppure le note sono sempre quelle, addirittura nel 1722 Johann Sebastian Bach occidentalizza pure la scala musicale. Forse Wagner con la sua “Cavalcata delle Valchirie” si era avvicinato molto al concetto di Rock  ma col suo strumento non riusciva a saltare e cantare sul palco, da ciò ne deriva che l’interazione con il pubblico era solo a una direzione, e la musica era ancora musica senza etichette. Con l’avvento della corrente elettrica una sola chitarra e un microfono erano in grado generare più suono di un’intera orchestra e al tempo stesso di far ballare un intera platea, ma ciò che più affascina è che non servivano anni di studi per poter fare un concerto ma un paio di mesi sullo strumento e una buona bottiglia di whisky per sciogliere le corde vocali. Rinasce allora un certo interesse verso i suoni e le canzoni  anche in chi ne usufruiva, dove pur non essendo dotto in materia ne riusciva a cogliere la musicalità, proprio perché anche chi suonava non era un fenomeno e dunque di pari passo crescevano, musicisti e fruitori, che si arricchivano e si acculturavano musicalmente. Come tutte le realtà grazie anche all’intervento dei media e la propagazione industriale dei dispositivi audio questi piccoli musicisti raggiungevano le varie parti del globo. Le prime forme di riproduzione audio risalgono al IX secolo mentre riproduttori più fedeli come il “carillon” al XIV secolo. Immaginate se la musica di Beethoven si fosse potuta esportare tramite riproduttori audio, sicuramente tante cose oggi sarebbero diverse e sono sicuro che i Beatles non sarebbero mai esistiti. Il Dio Rock dopo millenni di musica si rivela alla gente, impersonificandosi da “Volta” in volta in artisti che ne potessero cogliere il suo spirito, a parere di noi Rockazzi, primo fra tutti The King, ” Elvis Presley”.

Possiamo dunque affermare che il signor Alessandro Volta oltre a darci la luce è stato anche l’artefice di questo nuovo movimento musicale che noi tutti amiamo e di cui ancora non si scorge un tramonto.

Alex

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